Il Terzo Irredentismo (di Marco Fabbri)

26 aprile 2017 | attualità , Europa | di Redazione ALI | 0 Commenti
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A breve si festeggerà il 25 Aprile o la Resistenza o la Liberazione o, come dicono i più tecnici, il “Secondo Risorgimento”. Non voglio starmi a dilungare, anzi non voglio proprio parlare del dibattito se è giusto festeggiarlo o meno, o se bisogna dare spazio anche ai repubblichini. Voglio solo fare una breve rassegna storica del valore politico che ha assunto questa data. Istituito nel lontano 22 aprile 1946 con Decreto Luogotenenziale, si voleva commemorare l’insurrezione generale contro le forze d’occupazione tedesche. Diciamo che a grandi linee da quella data, fino all’inizio degl’anni ’90 l’ideologia base della ricorrenza era incentrata principalmente sulla linea ideologica: antifascismo-Resistenza-Repubblica-Costituzione-democrazia. Questa successione ideologica è stata principalmente dettata dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, fondata nell’aprile del 1945) ma condivisa anche dalle altre due associazioni partigiane che si sono scisse scisse da essa: la FIVL (Federazione Italiana Volontari della Libertà, 1948) fondata da Enrico Mattei che rappresenta i partigiani badogliani e cattolici e la FIAP (Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, 1949) fondata da Ferruccio Parri che rappresenta i partigiani legati principalmente alle Brigate Giustizia e Libertà, quindi legate ad una ideologia liberale e moderata; da tutti quei istituti locali della Resistenza e dalle associazioni nazionali dei deportati e degli internati. La linea ideologica di queste associazioni o istituti ha seguito di pari passo, la concezione del 25 Aprile dai partiti dell’arco costituzionale. Tuttavia, come accennato in precedenza, a partire dagli anni’90 vi sono stati avvenimenti che hanno scombinato il panorama italiano, primo fra tutti la caduta del Muro di Berlino, la fine del comunismo e il conseguente trionfo del globalismo nella guerra fredda; mani pulite, che ha portato alla distruzione della classe dirigente italiana, prontamente rimpiazzata da una classe più accondiscendente alle élite europee e al grande capitale tedesco; la firma del trattato di Maastricht, che segnò l’inizio dell’imperialismo europeo ed infine la conseguente formazione di partiti di ispirazione europeista e mondialista che ha sostituito i partiti patriottici della cosiddetta Prima Repubblica, riscrivendo la linea ideologica della Resistenza. Spostando il baricentro dalla democrazia all’integrazione europea. Gli effetti visivi di questa “riscrittura” si posso iniziare a vedere dagl’anni 2000 e ne sono testimonianza involontaria i manifesti ufficiali dei governi stampati dal Ministero della Difesa (http://www.difesa.it/Content/Raccolta_storica_manifesti/Pagine/RaccoltaManifesti_1.aspx) dove si può vedere che in occasione del 25 Aprile (e di altre ricorrenze patriottiche come il 4 Novembre e il 2 Giugno) inizia a campeggiare la bandiera europea, tale straccio blu con le dodici stelle gialle non c’entra assolutamente niente con i valori della Resistenza. La riscrittura dell’ideologia della Liberazione ha dato come nuova linea: antifascismo-Resistenza-Repubblica-trattati europei-federazione europea. L’antifascismo e la conseguente Resistenza sono considerate come un mezzo di liberazione non dell’Italia ma di un ipotetico stato europeo, la Repubblica Italiana non è altro che uno status momentaneo, quasi larvale, da superare con l’integrazione europea, operata tramite i trattati. Sono stati rimossi Costituzione e democrazia, considerati d’intralcio da tutti i governi del nuovo millennio al “sogno europeo” Anche la nomenclatura storica degli eventi cambia in maniera grottesca, si passa dalla Seconda Guerra Mondiale a la guerra civile europea che ha come inizio il 1914 con la Prima Guerra Mondiale e finisce con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Non si sta più a guardare alle feste di liberazioni nazionali (o giornata della vittoria per alcuni paesi) ma si vuole imporre una grossolana Giornata europea della memoria delle vittime dello Stalinismo e del Nazismo. Ed infine si vuole imporre un giorno uguale per tutti, il Giorno Europeo, la Festa d’Europa, il 9 maggio, che, anche se coincide con la Giornata della Vittoria in Russia, non ha nulla a che vedere, ma rappresenta la commemorazione di un banalissimo e noiosissimo discorso di Robert Schuman fatto nel 1950 dove legge un piano di cooperazione economica europea che si sarebbe dovuto concludere con la federazione europea. Insomma è stato fatto tutto il possibile per cancellare ogni collegamento alla Costituzione e alla sovranità. E non sto nemmeno a dire delle piogge di “FASCISTA, NAZISTA, POPULISTA, XENOFOBO” che si subisce qualora qualcuno si azzarda a contestare la linea pan-europeista della resistenza Tali storpiature all’ideologia della Liberazione hanno portato ad una conflittualità latente all’interno delle varie associazioni partigiane. I nodi sono venuti al pettine durante la campagna referendaria per la deforma costituzionale, dove la FIAP si è schierata con il suo presidente a favore del SI, mentre l’ANPI nettamente con il NO; la FIVL invece ha lasciato libertà di voto non schierandosi. L’ANPI giustamente ha conservato la vecchia ideologia costituzionale-patriottica a differenza della FIAP che ha abbracciato l’europeismo filo-germanico. A questo punto che fare? Se vogliamo sconfiggere la dittatura europea e riappropriarci della nostra indipendenza, sarebbe opportuno voltarsi indietro e riprende l’originale filone ideologico antifascismo-Resistenza-Repubblica-Costituzione-democrazia aggiungendoci anche sovranismo e impegnandosi a rimarcare la vera e unica storia. Ovvero che quella che c’è stata in Italia dal settembre 1943 al maggio 1945 non è stata una parte di una fantomatica guerra civile europea che deve portare ad un osceno super stato europeo, ma una guerra patriottica che ha portato alla cacciata dei tedeschi dal suolo nazionale e la scrittura della Costituzione per una repubblica democratica. Come detto all’inizio i più tecnici chiamano la Resistenza, Secondo Irredentismo e allora andiamo a cacciare di nuovo i tedeschi dal nostro territorio e a rendere nuovamente indipendente la nostra Patria scrivendo le pagine del Terzo Irredentismo.



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