ARTIGIANI, COMMERCIANTI, INDUSTRIALI È ARRIVATO IL MOMENTO DI ALZARE LA TESTA E DIRE BASTA!! (di Gianluca Lucchetti Cigarini)

23 ottobre 2016 | LAVORO AUTONOMO | di Redazione ALI | 2 Commenti
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Commercio estero in crescita. Boom per le piccole imprese.    foto di © Luana Monte / emblema - Fermignano (Fano) 29 luglio 2002 Ditta Imab, produzione mobili e fabbricati Lavoro di operai in fabbrica foto di © Luana Monte / emblema - Fotografo: Luana Monte
Commercio estero in crescita. Boom per le piccole imprese. foto di © Luana Monte / emblema – Fermignano (Fano)
29 luglio 2002
Ditta Imab, produzione mobili e fabbricati
Lavoro di operai in fabbrica
foto di © Luana Monte / emblema – Fotografo: Luana Monte

 

 

Costituita nel 1946, Confartigianato ha contribuito a scrivere la storia dell’associazionismo imprenditoriale italiano, offrendo rappresentanza e tutela agli artigiani e trasformandoli in soggetto economico e sociale consapevole della propria forza. La difesa dell’imprenditore, come individuo e come operatore economico, e la valorizzazione della libera iniziativa privata costituiscono i principi ai quali si ispira l’attività di Confartigianato. Nelle scelte di politica economica del dopoguerra che privilegiavano un processo generalizzato di industrializzazione, si trattava di garantire all’artigianato il riconoscimento di quella specificità socio-culturale che gli erano fino ad allora mancati, ‘intrappolato’ com’era nei problemi relativi allo scontro sociale fra capitale e lavoro e tra ceto industriale e classe operaia.

Questo è quanto citato nel sito della “Confartigianato”!

A malincuore, mi rivolgo sconcertato ai miei colleghi artigiani, artigiani che si alzano al mattino presto e non sanno a che ora torneranno a casa, a chi lavora di notte per produrre il pane, a chi non molla nonostante le mille difficoltà che ci circondano.

Leggo dal “Giornale di Lecco” che per il referendum cosituzionale, i rappresentanti di Confartigianato sono per il SÌ.

Forse hanno dimenticato le battaglie del passato? Quando l’associazione ancora organizzava manifestazioni di protesta quando il governo ci penalizzava.

Mi chiedo se i rappresentanti che sono favorevoli al Sì, sanno a cosa andremo in contro o no e così ho pensato di scrivere un appello a tutti i miei colleghi di categoria, ai cugini commercianti di “Confcommercio” e anche ai piccoli industriali che fanno parte di “Confindustria”, altra categoria favorevole.

Hanno spiegato lor signori che questa riforma costituzionale, voluta da poteri sovranazionali e portata avanti dal governo, danneggiano il nostro lavoro?
Che la tutela dell’artigianato è solo nella nostra Costituzione, art. 45? Hanno spiegato che con l’inserimento della UE in Costituzione, qualsiasi trattato prevarrà sul nostro ordinamento giuridico? Ha spiegato Confindustria che la UE favorisce e tutela la produzione industriale dei paesi del Nord Europa e con tutte le regole “sanitarie” che si impongono al ciclo produttivo e la standartizzazione del processo produttivo sono per ostacolare il piccolo e medio produttore e l’artigiano, che non possono spendere per adeguarsi? Hanno detto che molti imprenditori delocalizzano non per la lentezza di legiferare ma perché si legifera troppo e male? Hanno detto che la moneta unica con cambio fisso penalizza le nostre esportazioni? Ora pensate al pericolosissimo TTIP e CETA con Stati Uniti d’America e Canada, due trattati di libero scambio di merci come gli OGM che per adesso sono vietatissimi in UE, potremmo trovarli sulle nostre tavole o supermercati a discapito dei nostri prodotti. Pensate a multinazionali che venderanno i nostri stessi prodotti, come potremmo competere sui costi? Le associazioni lo hanno detto questo? Per chi è un lavoratore autonomo, i costi sono essenziali tanto quanto i margini, altrimenti non si farebbe profitto e saremmo costretti tutti alla chiusura. Pensate di poter competere con le multinazionali entrando nel gioco al massacro sui costi di produzione?
Se volete ciò, fate pure.
Io quando ho aperto la mia attività, sognavo di aprirne altre, creando lavoro, non di mettermi in competizione con colossi del settore!

Io ho scelto di votare NO per non cedere la sovranità legislativa alla UE, o meglio alla commissione europea, organo antidemocratico in quanto non rappresentativo del popolo europeo.

Questa classe politica che tutela gli interessi privati di multinazionali dove ci sarà sempre più meno manodopera manuale e sempre più maggior profitti per loro, come può andare contro la nostra storia?

Hanno distrutto il sogno di una Europa dei popoli, quindi lquello dell’Europa sociale, e lo sapete perchè ? Perchè per le elite europee i popoli sono un di più, un fastidioso inconveniente.

In Italia siamo tutti piccoli artigiani, commercianti e industriali che soffriamo perché ogni giorno subiamo la concorrenza senza più regole o peggio legalizzata dalla UE.

Cosa volete fare quindi?

Vogliamo tutelare i nostri diritti o cederli?



2 comments on “ARTIGIANI, COMMERCIANTI, INDUSTRIALI È ARRIVATO IL MOMENTO DI ALZARE LA TESTA E DIRE BASTA!! (di Gianluca Lucchetti Cigarini)”

  1. lucia del vecchio

    Sono artigiana da 36 anni non ho più le forze di una giovingella .lo studio di settore perché non lo mettete alle estetiste in nero .Non certo lavorerò per pagare le tasse ai profughi .Date la pensione agli ex communitari e noi facciamo la fame vergognatevi.

  2. francesco miglino

    CAPACI E GENIALI PICCOLi IMPRENDITORI ABBANDONATI DA TUTTI, E PERSEGUITATI DAL FANTOCCIO pilotato dalla J.P. MORGAN SONO LA PREZIOSA RISORSA DA PROTEGGERE E VALORIZZARE CAPACE DI CREARE RICCHEZZA E BENESSERE PER IL NOSTRO GRANDE E TRADITO PAESE.

    Ho partecipato oggi. ad un incontro nel PARLAMENTO DEL POPOLO DI INTERNET con 80 piccoli imprenditori inventori e gestori di produzioni prestigiose di alta precisione di nicchia di cui ben 64, dopo prestazioni agli Enti pubblici in mano a miserabili politici incapaci e corrotti, sono andati in crisi finanziaria perchè non solo non sono stati pagati ma non hanno potuto neanche scontare le fatture già emesse, perchè i criminali della finanza hanno chiuso loro il credito con il perverso e determinato fine di farli fallire, proprio come nei progetti Troika eseguiti da MONTI che si è vantato in America di aver pesantemente operato per distruggere il ceto medio italiano.

    E’ una confortevole ed incoraggiante esperienza incontrare gli imprenditori italiani, apprendere le loro specifiche competenze, la conoscenza profonda dei prodotti concorrenti a livello mondiale, la sana aspirazione ad innovare per porsi all’ avanguardia e superare i concorrenti, la passione di ricercare per offrire il meglio.

    Ma una profonda amarezza ti pervade nel constatare che tanto talento, che un Stato democratico apprezzerebbe ed incoraggiarebbe, viene disincentivato per mancanza di credito, umiliato e preseguito da un gruppo di figuranti imposti con il compito antisociale di impedire, che iniziative in grado di creare lavoro e ricchezza, protraggano l’ agonia del nostro Paese condannato dalla finanza criminale al fallimento ed al saccheggio per insolvenza dei beni pubblici e privati.
    M

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